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Composizioni

Elenco delle composizioni

Teatro:

Maria di Venosa, dramma musicale in due parti per orchestra, coro e solisti 1992

Qumrãn, dramma musicale in tre parti per orchestra, solisti e coro con historicus 2001

 
 

Orchestra:

Psiche e Eros, Suite
Musica per orchestra e pianoforte concertante
Musica per un dramma immaginario

Tre liriche su testi giapponesi, per soprano e orchestra
Prima Sinfonia, per orchestra e soprano
Studio Sinfonico, per orchestra (ultimo tempo della Prima Sinfonia)
Hymne an die Nacht, per orchestra
Vexilla Regis, per coro e orchestra
Il Fiume Wang per soprano, doppia orchestra d'archi e due flauti
Lines (Shelley) per soprano e orchestra
Qumrãn, tre studi per grande orchestra
Seconda Sinfonia, per orchestra e soprano (Lenau e Shelley)
Die stille Stadt per soprano, archi e timpani (Dehmel)
Per la morte di due nobilissimi amanti, per cinque voci e tre strumenti (T. Tasso)
In Memoriam, per pianoforte e orchestra

 
 

Musica da camera:

Quintetto per archi
Quintetto per pianoforte e archi
Quintetto con soprano
(trascrizione del secondo e terzo tempo della Seconda Sinfonia)
 

Composizioni tonali *

Orchestra


Preludio per la musica di scena per Psiche ed Eros.
Scherzo in do minore per una Sinfonia.
Quattro Variazioni su un tema di Reger per piccola orchestra.
Tre variazioni su un tema di Schumann per piccola orchestra.
Suite per archi.
Idillio per pianoforte e archi



Da camera

Quartetto per archi in fa maggiore
 

 

Canto e pianoforte

Recitativo ed aria su testo di Metastasio
A la manière de la Belle Epoque - Lirica per soprano su testo di Mallarmé
 

 

Per pianoforte

Vergängliche Bilder – Albumblätter und Variationen
Albumblatt

Variazione di una variazione
Quattro variazioni reciproche
Tredici preludi
Notturno
Piccola romanza
Foglio d’album
Minuetto
Paysages marines

Due pezzi caratteristici: Le marionette suonano e ballano – Veli bianchi e neri danzano nella notte
Valzer
Valzer lento

Quasi valzer
Incontro

 

Per due pianoforti


Idillio (trascrizione dall’orchestra)
Wien 1910


 

* Durante la mia vita, contemporaneamente alle opere analizzate in questo capitolo, ne ho composte altre scritte con la tecnica tonale tradizionale; queste non le ho considerate perché non significative, nel senso che non le ritengo espressione del mio tempo e pertanto estranee alla mia effettiva creazione musicale. Tuttavia in questi ultimi anni, alcuni musicisti, ai quali le ho mostrate, hanno espresso il desiderio di suonarle, così che ho acconsentito di fare eseguire questa musica che invece avevo ritenuto che fosse esclusivamente da conservare in un cassetto.
Tali composizioni sono state da me scritte con il medesimo impegno, ma con una ricerca diversa da quella con la quale ho composto le mie opere che ho analizzato in questo capitolo; tra tali composizioni tonali ve ne sono difatti alcune di rilevante complessità e proporzione.
Si pone così un problema generale che io non ritengo di risolvere: quale giudizio bisogna formulare per le opere che appaiono come imitazioni, considerando che molto spesso anche i grandi geni, in alcune loro opere, hanno imitato se stessi. Il problema è quale sia il valore di un’opera che ripete una poetica e una tecnica di una creazione passata o anche che imiti senza copiare uno specifico artista. Questo è un problema di estetica e quindi di storia dell’arte molto interessante perché una diversa impostazione da quella attuale condurrebbe a giudizi completamente diversi. Le mostre e le collezioni dei falsi in pittura sono un indice di un differente punto di vista nella valutazione dell’arte. Si tratta di giudicare una creazione non considerando il periodo storico. Sorge così una domanda: quale criterio si dovrebbe avere per giudicare una creazione artistica della quale si ignora totalmente il contesto storico?
Prescindendo da tale quesito estetico desidero sottolineare che le mie composizioni tonali, nella loro diversità, sono tutte riconducibili alla musica strumentale scritta tra circa il 1840 e i primi anni del ventesimo secolo.
La ragione di tale mia scelta è evidente in quel che ho scritto in questo libro. Io ritrovo nel secolo diciannovesimo l’affermazione consapevole dei valori più significativi che hanno costituito la Storia dell’ Occidente; questi valori, presenti dai suoi albori perché a questa consustanziali, sono emersi nell’ ‘800 con una presenza fortissima.
Nella musica di tale periodo, parimenti alla coeva cultura, traspare la presenza dell’Io come dover essere. Tale valore, da sempre presente come prima spinta della creatività umana, divenne più evidente già da dopo il Medioevo: nella tendenza laica delle cultura, e nella religione con il Protestantesimo, che accentuò l’autonomia della coscienza contro ogni forma di eteronomia, soprattutto etica. Con Bach, la presenza dell’Io come dover essere, cominciò ad affermarsi con maggiore forza per poi presentarsi come valore totale e assoluto all’inizio del diciannovesimo secolo. Tale carattere della presenza dell’Io, iniziò a dissolversi nel ventesimo secolo, in particolare dopo la Prima Guerra Mondiale, per poi scomparire del tutto dopo la Seconda Guerra.
Questo valore è presente pure in alcuni grandi interpreti, primo fra tutti Arturo Toscanini. La forza delle sue interpretazioni, particolarmente in Beethoven, non ha un’origine puramente musicale ma soprattutto etica, perché fondata sul dover essere. Tale valore era molto presente nel tempo in cui Toscanini ebbe la sua formazione. E’ questo ciò che principalmente fa contraddistinguere le interpretazioni di Toscanini.
Comporre musica come si scriveva a quel tempo, è stato un restare in comunicazione con quel periodo storico nel farlo rivivere in me di continuo; tale fatto mi ha in un certo modo posto al di sopra del mio tempo poiché ha generato la necessità di conservare in me una visione della musica connessa al fondamento etico della coscienza. Desidero però riconoscere che tale visione non appartiene al periodo recente se non come un ricordo di una concezione attualmente incompresa.
Pertanto, anche quando nei miei anni giovanili componevo musica di avanguardia, proprio in sintonia con quella di quel tempo ( mi riferisco agli anni subito successivi alla Seconda Guerra Mondiale), io, nello spingermi verso le nuove frontiere della musica, avevo sempre vivo e presente in me tale momento alto della Storia che si era affermato nell’ ‘800. Questo lo intuivo come la presenza di un valore assoluto e necessario con cui confrontarmi di continuo.
Si tratta di un fatto analogo a quanto avviene nel repertorio musicale. Questo difatti, nonostante gli sviluppi della musica di avanguardia o i ritorni indietro nella storia col ripristino di musiche antiche, resta soprattutto circoscritto nel riproporre, sia nella musica strumentale che nell’opera, composizioni comprese tra Bach e quelle dei primi anni del ‘900. In realtà ciò avviene perché in questo periodo è comparso con forza nella musica il valore etico del dover essere che si presenta alla coscienza come un punto perenne di riferimento morale nel quale, nonostante la crisi, la civiltà attuale cerca disperatamente di mantenere salde le sue radici.

Principali prime esecuzioni assolute delle composizioni di d'Avalos

 

-Prima Sinfonia per orchestra e soprano

1957, Amburgo,
Norddeutscher Rundfunk, dir. Heinz Freudenthal soprano Dorothea Förster Georgi

-Hymne an die Nacht
1958,Hessischer Rundfunk, dir. Hans Werner Henze
-Il fiune Wang per soprano, doppia orchestra d'archi e due flauti
1965, Milano, soprano Drucescu, dir. Francesco d'Avalos
-Quintetto per pianoforte e archi
1966, Milano, Conservatorio Giuseppe Verdi
-Lines (Shelley) per soprano e orchestra
1967, Torino, Orchestra RAI di Torino, soprano Dorothea Förster Georgi - dir. Franco Mannino
-Qumrãn
1968, Milano, Orchestra del Teatro alla Scala, direttore Eliahu Inbal
-Quintetto con soprano
1986, Napoli Settimane Musicali Internazionali
-Die stille Stadt (Dehmel) per soprano, archi e timpani
1995 ,Napoli Associazione Scarlatti, Orchestra ex professori dell'Associazione Scarlatti, soprano Carmen Ferraioli- dir. Giuseppe Camerlingo
(commissionata dall'Associazione Alessandro Scarlatti in occasione del 75° anniversario della fondazione)
-In Memoriam per pianoforte e orchestra
2006, Napoli Conservatorio S.Pietro a Majella, pianista Carlo Bruno, direttore Francesco Vizioli, Orc. del conservatorio di Napoli
-Suite slava per archi (brani n.3-6-7)
2007, Ischia (NA) Fondazione William Walton, direttore Keith Goodman, Ensemble S.Pietro a Majella

- Idillio
2008, Lecce - pianista Francesco Libetta, orchestra Nireo
-Maria di Venosa
2013, Martina Franca - direttore Daniel Cohen, Orchestra Internazionale d'Italia